La Repubblica di Genova perse la sua sovranità al Congresso di Vienna del 1815, quando la sua delegazione, composta da patrizi locali, fu bellamente (si fa per dire) gabbata, segno che l'indipendenza bisogna sapersela meritare perché non piove dal cielo: ma questa è un'altra storia.

Genova fu così annessa al Regno di Sardegna.

Nella capitale ligure, Genova, si diffuse presto e crebbe un grande malcontento nei confronti dei padroni sabaudi che sfociò nei cosiddetti "moti di Genova", che una targa tardivamente posta nel 2008, ricorda quasi sottovoce, come se un atavico e mal soppresso senso di terrore per le nefandezze commesse dalla soldataglia del Capo La Marmora, suggerisse prudenza ancora oggi nel rievocare quei crimini contro l'umanità.

I tumulti cittadini portarono alla restaurazione in Genova di un governo autonomo da Torino, per pochissimo tempo ed il Re (chiamamolo così) Vittorio Emanuele II inviò il truce La Marmora con la sua soldataglia con lo scopo dichiarato di reprimere con la violenza le aspirazioni di libertà dei genovesi.

Dopo alcuni giorni di battaglia, gli inglesi - senza i quali l'Italia non sarebbe mai nata, e questo ricordiamocelo sempre - dovettero intervenire in aiuto dell'inetto e violento La Marmora che, nonostante mezzi e uomini soverchianti, non riusciva ad avere ragione della popolazione civile: il 5 aprile le sorti del conflitto mutarono quando un vascello della Corona Britannica iniziò a cannoneggiare la città.

L'incapace La Marmora, che non riusciva a vincere neppure contro un esercito di donne e ragazze, ebbe così la strada spianata, prima che la Divisione Lombarda riuscisse ad arrivare in soccorso dei genovesi (sui ritardi della Divisione, voluti e meno, parleremo magari un'altra volta).

Dopo la conquista della città grazie ai cannoni inglesi (giacchè, fosse dipeso dal La Marmora e dalla sua soldataglia, sarebbero ancora lì a sparare col moschetto ai civili, dopo 170 anni) la soldataglia sabauda si esibì nella specialità della casa: gli stupri, gli assassini di mariti, padri e fratelli delle sventurate oche si opponevano all'oltraggio infame, la strage indiscriminata di ragazzi, vecchi, le rapine sistematiche: persino i luoghi sacri vennero depredati.

Ai genovesi catturati, i vigliacchi soldati sabaudi diedero da bere urina.

Il Re si complimenterà poi col La Marmora in una lettera che ci è giunta intatta ed in cui trasuda il peggiore nazionalismo, con la celebre definizione dei genovesi "vile e infetta canaglia": una medaglia per i liguri,in effetti.

Oggi, a 170 anni di distanza, il ricordo di quella infamia è una severa lezione che la storia, maestra impareggiabile, ci illustra per il futuro.

Il nazionalismo senza radici culturali e storiche, inventato per scopi di potere, il nazionalismo che si nutre della oppressione dei popoli, negando loro l'autodeterminazione, genera sempre mostri.

Oggi assistiamo ad un nuovo rigurgito dalle fogne del peggiore nazionalismo che cerca di invadere tutta l'Europa: i popoli non si faranno sconfiggere, questo è certo, resta da capire a quale prezzo.

Luigi Basso