Cominciamo dal centrodestra: il centrodestra italico, dinanzi alla constatazione della ineluttabilità del Governo Conte Zingaretti, offre uno spettacolo di sé assolutamente fedele alla realtà, ovvero penoso.

Il centrodestra, orfano del pensiero degli autonomisti e dei federalisti, si scopre senza idee.

È facile dimostrare, documenti alla mano, che l'unico tentativo riformatore della Costituzione, partorito dal centrodestra nel corso della sua esistenza, è stato quello della (pure insufficiente) Devolution, che si richiamava (anche se in modo annacquato) al pensiero autonomista.

Al di fuori del federalismo il centrodestra ha solo balbettato concetti fumosi come la separazione delle carriere dei magistrati (senza dire nulla sulla selezione dei magistrati, per esempio) limitata al divieto di passare da un ramo all'altro dell'ordine giudiziario, il presidenzialismo fine a se stesso,  la declamata lotta contro la pressione fiscale arenatasi quando il centrodestra è stato chiamato per lunghi anni a governare.

La patetica assenza di prospettive degli epigoni di Bossi Berlusconi e Fini è ben dimostrata dalle ultime notizie che ci raccontano delle convulsioni intellettuali (sembra più corretto parlare di rantoli di agonia) che agitano l'opposizione al governo giallo rosa.

L'ultima pupilla dei giornaloni italici, la ex baby sitter di casa Fiorello, assicura che da due anni il suo partito ha intrapreso un serio percorso di apertura alla società civile: in attesa di sapere cosa significhi l'ennesima supercazzola, andiamo oltre.

L'ex concorrente dei quiz televisivi Fininvest (salone il pranzo è servito) invoca una rivoluzione liberale, vecchio refrain riscaldato degli anni 90 berlusconiani, che non si comprende cosa implichi: a leggere l'interpretazione di Aldo Grasso sul Corriere sembra si tratti del nobile proposito di dare una ripulita al soggetto, insegnargli le buone maniere, stare seduto a tavola e a non ruttare davanti ai commensali.

Chi si accontenta gode, si direbbe, ma vedere il buzzurro affidato alle cure pedagogiche di un Pera, altra ribollita della politica anni 90, è davvero insuperabile.

Dalle parti di Giorgetti & c. l'unica pseudo idea è quella di abbandonare i miti sovranisti, che hanno portato il massimo di poltrone ottenibili con quello spartito, per portare i resti Lega a fare la fine dell'UDC: del resto anche i colleghi di Sofo, europarlamentare salvinista intimo di casa Le Pen, hanno capito che col Rosario in mano nelle piazze a bruciare (metaforicamente) immigrati, le poltrone sono giunte al massimo e oggi non permettono di ottenere nemmeno la vicepresidenza alla Commissione dei grilli, come scriveva Repubblica l'altro giorno.

I Nord Europei conoscono bene i loro polli e sanno perfettamente che la Lega non è filo Trump, né filo Putin, né filo Cina, né federalista, né fascista, ma è un partito che tiene i piedi in tutte le scarpe solo per assicurare poltrone e stipendi facili ai suoi adepti: per una simile congrega la punizione peggiore è toglierle la greppia.

Giorgetti tuttavia dovrebbe sapere che il Centro della politica è come il centro cittadino all'ora di punta: intasato è senza spazi di manovra, per cui preconizzare la fine dell'UDC è molto agevole, dato che l'abbandono dei lidi sovranisti è iniziato senza alcuna garanzia di perdono.

Dalle parti di Mediaset e dei suoi derivati, le cose non vanno meglio: la ex show girl Carfagna e l'ex giornalista Toti invocano una svolta del predellino 13 anni dopo l'originale, in mancanza della quale faranno il centesimo partiti di centro, tanto per infilarsi nell'ingorgo anche loro e vedere l'effetto che fa.

Insomma, gli antichi direbbero Quos Jupiter perdere vult, dementat prius, Dio fa impazzire chi vuole distruggere.

Le idee camminano sulle gambe degli uomini, ma chi è senza ideali e pensa alla politica solo come a una fonte di reddito personale, non va molto lontano.

Grande Liguria - Luigi Basso

 

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