1500 Questo fu un periodo travagliato con lotte intestine tra le famiglie Adorno Fieschi Fregoso e l'elezione di vari Dogi. Ne approfittarono Lombardi e Francesi. La popolazione di Genova era composta da nobili, popolari (la borghesia d'oggi) e dalla plebe (nullatenenti, poveri).

Nel 1507 fu eletto Doge Paolo da Novi che tentò di liberare la città dai francesi, ma il 28 aprile 1507 Re Luigi XII entrò in Genova preceduto da molti soldati del suo esercito e il Doge dovette fuggire. Luigi XII, prima di tornare in Francia, ordinò di costruire alla base di Capo di Faro (il promontorio dove oggi sorge la Lanterna) una fortezza che chiamò La Briglia per bloccare ogni insurrezione dei cittadini: essa dominava il porto e al suo interno erano stati sistemati cannoni con i quali era possibile bombardare la città; fu espugnata e distrutta nel 1514.
La Lanterna venne costruita nel 1128 (non si conosce il nome di chi l'ideò e la costruì), in origine era formata solo dal primo tronco. Precedentemente sullo spiazzo, dove poi essa fu costruita, venivano accesi dei falò per guidare le navi al porto; per alimentare il fuoco si bruciavano fascine di steli di erica (brugo) o di ginestra (brisca) che crescevano lungo il Bisagno. La forma attuale della Lanterna risale al 1549 perché per espugnare la Briglia, anche dai Genovesi furono usati i cannoni per rispondere ai Francesi. La Lanterna ne uscì assai malconcia, per cui in seguito fu totalmente abbattuta e ricostruita più alta in due tronchi così come la vediamo oggi. Una grande carestia e un'epidemia di peste flagellò i Genovesi nel 1528 dopo un inverno particolarmente piovoso, e nel 1656 (è uscito il libro "La grande peste - Genova 1656-57" ediz. Nova Scripta-De Ferrari); per l'occasione il Senato della Repubblica commissionò al pittore D. Fiasella un quadro commemorativo che rappresenta, con impressionante verismo, la folla degli appestati, i beccamorti con i carri colmi di cadaveri, la morte con le sembianze di uno scheletro che brandisce una roncola: sullo sfondo la Lanterna, chiese e palazzi di una Superba desolata.

Seconda metà del 1500: la vecchia Repubblica Genovese si trasformò per un certo periodo in Signoria con a capo Andrea Doria, grande ammiraglio; egli tenne la Signoria con mano ferma, stroncando congiure e mantenendo l'indipendenza dello Stato.
Nel 1580 la Repubblica di Genova ottiene la concessione del titolo di Serenissima.

Nel 1600, dopo A. Doria, Genova (con la Corsica) restò una repubblica aristocratica. La potenza economica della città non era più quella di un tempo, avendo perduto molte basi commerciali nel Levante; tuttavia Genova seppe mantenere la sua indipendenza, nonostante che i suoi potenti vicini (Francia e Ducato di Savoia) cercassero continuamente di impadronirsi della città. Un esempio fu la congiura del genovese Raffaele Della Torre d'accordo col Duca di Savoia: progettò che l’esercito piemontese avrebbe assalito Savona mentre egli, con gente del Monferrato e del Parmense, sarebbe giunto a Genova seguendo la valle del Bisagno. La Repubblica ne fu informata e vi mandò dei soldati.
Il Duca di Savoia, visto che la congiura era stata scoperta e non volendo rinunciare al suo proposito di annettere in qualche modo il territorio della Repubblica ai suoi, decise di muovere guerra a Genova apertamente assaltando Porto Maurizio e Albenga. Tutto il popolo genovese collaborò con uomini, denaro, gioielli per la difesa della città; il Doge Grimaldo mandò la flotta a difendere le località del Ponente, mentre contro le truppe del Duca fu inviato un esercito. Gabriele di Savoia, congiunto del duca, venne in suo aiuto conquistando Castelvecchio, ma lo tenne per poco perché i Genovesi lo assalirono: fecero più di 1500 prigionieri fra i quali un marchese e un conte, 40 ufficiali e un bel bottino. Poi assaltarono Oneglia che riconquistarono con tutta la vallata alle spalle, presero 800 prigionieri, bandiere sabaude ed altro. La fama di queste vittorie si sparse in Europa: gli altri Stati ammirarono questa Repubblica, piccola di territorio in confronto ai possedimenti dei Savoia. Il Papa e il Re di Spagna s'interposero a favore di Genova perché fosse fatta la pace, ma il Re di Francia Luigi XIV, potente, amicissimo dei Savoia, volle essere lui il mediatore: pretese la restituzione di Oneglia, che dal Senato fu negata. Allora quello s'impadronì di Ovada, poi di Oneglia protetto dalle armi francesi. Genova protestò ma dovette cedere (1673).

Il 15 maggio 1684 il Re di Francia Luigi XIV dichiarò, senza preavviso, guerra alla Repubblica di Genova dopo aver inviato circa 140 navi. Nel frattempo era stata composta una "Giunta di Guerra" comprendente il Doge e altre 7 persone con pieni poteri. Il comandante francese intimò a una commissione di 6 persone nobili genovesi di consegnargli subito 4 navi nuove costruite per combattere i pirati, di mandare 6 Senatori da Re Luigi XIV per chiedergli perdono delle disubbidienze passate e promettergli che in futuro sarebbe stato immediatamente obbedito, minacciando altrimenti di bombardare la città. Il Governo e i Consigli il 17 maggio ordinarono di cominciare a bombardare le navi da sbarco che si stavano ormai avvicinando alle mura della città. Genova fu bombardata per 4 giorni consecutivi ricevendo dalla sua fermezza feriti, morti, distruzione di case, palazzi ed edifici pubblici. Al quinto giorno il generale francese mandò un suo ufficiale a intimare la resa: il Doge riunì il Governo ed i Consigli che stabilirono, d'accordo col popolo, di non scendere a patti col nemico. I tentativi francesi di sbarco furono ripresi con 3000 uomini: scesero ad Albaro, alla foce del Bisagno e a Sampierdarena, ma la resistenza forte e violenta della cittadinanza, esasperata da quei terribili bombardamenti, costrinse gli avversari a ritirarsi. Il bombardamento continuò fino a quando la flotta francese esaurì le munizioni e, con rabbia del suo comandante, dovette ritornare in Francia senza aver potuto ottenere la resa di Genova. Furono lanciate sulla città 13000 bombe.
Genova, immaginando che il Re non avrebbe accettato lo scacco inflittogli da una piccola Repubblica, pensò di organizzare ancora la difesa chiedendo aiuti al Papa e alla Spagna: purtroppo quest'ultima aveva firmato nell'agosto di quell'anno 1684 una tregua con la Francia. Non riuscendo a trovare aiuto da nessun Stato, Genova dovette capitolare. La pace fu firmata con Luigi XIV alle sue condizioni nel febbraio 1685.

Nella guerra di successione austriaca (1740-1748), la Francia aveva invaso il Piemonte. Un esercito austriaco, accorso in aiuto del Piemonte, ricacciò gli invasori; poi si diresse contro Genova, alleata della Francia, e se ne impadronì. Enormi furono le gravezze imposte ai Genovesi; gravi gli abusi commessi: continue richieste di denaro, ordine di consegnare tutte le armi all'esercito austro-piemontese. La rapacità austriaca stancò la pazienza dei Genovesi: la scintilla della sollevazione generale fu data dall'eroico gesto di un ragazzo, soprannominato Balilla (Giovanni Battista Perasso), che diede il segnale della rivolta al grido "Che l'inse?Chi incomincia?", incominciando una sassaiola contro gli stranieri (5 dicembre 1746). Intanto un esercito Francese, entrato in Italia per aiutare i Genovesi, fu sconfitto sulle Alpi Cozie. Alla fine gli austriaci furono sconfitti dagli abitanti che li assalirono con furia facendo molti prigionieri. Pace di Aquisgrana 1748
Con la pace di Aquisgrana (F) dell'ottobre 1748 Genova tornò ad essere padrona di tutto il suo antico territorio, l'Italia passò dal predominio spagnolo a quello austriaco e quasi tutti gli stati ne subirono il dominio indiretto; questo assetto durò fino alle guerre napoleoniche.

Fino al 1768 la Repubblica di Genova comprendeva anche la Corsica. In quell'anno nell'isola, che Genova possedeva da secoli, sorse un moto rivoluzionario che mirava all'indipendenza della Corsica. Ma Genova, non riuscendo a domare l'insurrezione, cedette l'isola alla Francia. Vediamo lo svolgersi degli eventi: nel 1727 scoppiò una rivolta a causa di una tassa, inoltre i Corsi già mal tolleravano la signoria di Genova, anche famiglie d'origine genovese, da anni stabilitesi là, erano malcontente perché considerate di grado inferiore dal parentado rimasto nel capoluogo ligure. Genova non riuscendo a domare la rivolta chiese aiuto ai tedeschi e agli austriaci che inviarono rispettivamente 3000 e 5500 soldati che costarono forti somme di denaro. La rivolta fu domata e sottoscritta la pace. Ma appena i soldati tedeschi e austriaci lasciarono l’isola, i Corsi ricominciarono e proclamarono l'isola indipendente (1735). Il governo genovese tentò di riavere la Corsica con concessioni e perdono per tutti i rivoltosi, ma i Corsi non accettarono. La Repubblica allora chiese aiuto alla Francia dove regnava Luigi XV che inviò 6 battaglioni che costarono molti soldi. I Francesi stabilirono la tranquillità sull'isola, difendendo la dominazione genovese e nel contempo garantendo equità e libertà; ma i Corsi non erano contenti neanche così. Le truppe francesi rimasero fino al 1752 quando il re le richiamò in patria lasciando Genova sola a controllare l'isola. I Corsi, sempre desiderosi di esser indipendenti, nominarono loro capo Pasquale Paoli, buon diplomatico che governò con capacità e astuzia (1755). Il doge Agostino Armellini tentò la pacificazione offrendogli il titolo di "Doge a vita dei Corsi" e forti somme di denaro. Egli domandò al suo popolo se doveva accettare, i Corsi gli risposero di no e proclamarono l'indipendenza della Corsica. Genova chiese aiuto alla Francia, che mise come condizione che la Repubblica accettasse la supremazia francese sull'isola (1764). Fu chiara l'impossibilità di mantenere il possesso della Corsica, perciò fu deciso a parlamento di cederla alla Francia: avvenne il 15 maggio 1768 dopo lunghe e laboriose trattative dietro compenso a Genova di 2 milioni. I Corsi passarono da un padrone all'altro. L'anno dopo ad Ajaccio nasceva Napoleone Bonaparte (sembra accertato che gli antenati fossero, al servizio di Genova, immigrati in Corsica da Sarzana nel XVI secolo).

Nel 1796 Napoleone entrò in Italia, attraverso la Repubblica di Genova, arrivò in Piemonte e poi in Lombardia affrontando e battendo separatamente Austriaci e Piemontesi. Dopo la prima campagna Napoleonica l'Italia era praticamente tutta nelle mani dei Francesi nonostante che apparisse costituita da stati indipendenti. La Repubblica di Genova, come altri stati, dovette darsi un nuovo ordinamento e cambiò il nome in Repubblica Ligure (1797). L'ultimo Doge della Repubblica fu Gerolamo Durazzo (1802). L'Italia sotto il dominio napoleonico 1810
Nel 1805 la vecchia Repubblica di Genova, come altri stati, fu annessa all'Impero Francese. Nel periodo Napoleonico, dopo secoli di divisioni in vari stati, buona parte dell'Italia si trova unita sotto un solo sistema di misure (metrico decimale), una sola legge (codice Napoleone), una sola bandiera, un solo esercito. Cominciò così a farsi breccia l'idea di una Italia unita e indipendente.
Dopo la fine di Napoleone, le Potenze europee vollero ripristinare gli Stati nei loro vecchi confini. Gli Inglesi, sbarcati a Chiavari, assicurarono che sarebbe stata ricostituita la Repubblica libera ed indipendente. In seguito però giunse la notizia che la Liguria sarebbe entrata a far parte del Regno di Sardegna affinché i possedimenti dei Savoia avessero confini più estesi verso la Francia. Al Congresso di Vienna, nonostante le valide ragioni storiche e morali addotte dal marchese Antonio Brignole Sale a difesa degli interessi di Genova, gli Stati deliberarono l'annessione della Liguria al Piemonte. Il 26 dicembre 1814, prima di lasciare Palazzo Ducale, i governanti genovesi emanarono un Proclama.
Nell'aprile 1849 Genova dovette subire la durissima repressione condotta dal generale La Marmora per incarico del Re sabaudo Vittorio Emanuele II. Tale repressione, spesso ignorata dai libri di storia, è nota a Genova col nome di «Sacco di Genova».

Più lette

  • Settimana

  • Mese

  • Tutti