Genova aveva sempre fatto una politica di espansione commerciale marittima, riuscendo non senza contrasti, specialmente dopo le Crociate, a stabilire colonie nel Levante, come allora si diceva, cioè in Siria, nelle terre dell'Impero d'Oriente, ecc.

Pisa, gareggiò con Genova durante il Duecento, specialmente per il possesso dell'Elba, di porti e città in Corsica e Sardegna, disturbandone continuamente i commerci. Pisa, volendo sconfiggere Genova una volta per tutte, inviò una flotta di 72 galere al comando di Alberto Morosini; anche Genova era stufa di queste prepotenze, così inviò 88 galere verso Porto Pisano sperando di trovar le navi nemiche che però non c'erano. Allora il comandante della flotta genovese Oberto Doria si mise in attesa del loro rientro e portò le sue navi presso l'isola della Meloria (di fronte a Livorno); egli ebbe l'astuzia di dividere in due parti il complesso delle sue navi: una parte, comandata dall'esperto capitano Zaccaria, la fece nascondere dietro l'isola, mentre lui con l'altra si presentò davanti al porto nemico. I Pisani, che nel frattempo erano ritornati, esultarono perché essi avevano molte più navi di quante ne vedevano davanti al loro porto, ne uscirono correndo all'inseguimento di quelle genovesi che facevano finta di fuggire. Ad un certo momento, però, il Doria fece invertire la rotta: mise le prue delle sue navi verso quelle pisane che non si accorsero di quanto stava accadendo alle loro spalle: il comandante Zaccaria aveva fatto il giro dell'isola e stava piombando loro addosso. Fu una battaglia tremenda che vide i Pisani, nonostante il loro valore ed il loro eroismo, soccombere (6 agosto 1284). La flotta genovese, rientrò a Genova accolta dal popolo esultante: portava, oltre ai beni che aveva depredato e le catene del porto, ben 9000 prigionieri che furono concentrati in un luogo molto vasto (chiamato da secoli Campo Pisano) dove morirono tutti per malattie e stenti. Nel 1288 fu firmata la pace con Pisa che però non mantenne la parola, così nel 1290 i genovesi distrussero le fondamenta di Porto Pisano, demolirono totalmente il molo e riempirono di pietre lo specchio acqueo del porto.
Venezia gareggiava con Genova, specie per i possessi e i mercati del Levante. Con la 4° Crociata l'Impero d'Oriente si era trasformato nel cosiddetto Impero Latino sotto una dinastia francese, e da ciò i veneziani avevano ottenuto grandi privilegi e favori commerciali. Ecco allora Genova aiutare la vecchia dinastia greca a risorgere dopo la metà del Duecento: così molti privilegi e possessi furono tolti ai Veneziani e concessi ai genovesi, e vi furono varie lotte e scontri tra le due repubbliche marinare. Si ebbe una guerra vera e propria terminata con la battaglia di Curzola (Dalmazia) nel 1298 nella quale Genova sconfisse la rivale. Durante la battaglia di Curzola, guidata dall'ammiraglio Lamba Doria con 76 galere, caddero prigionieri dei Genovesi 7400 Veneziani tra cui Marco Polo che per 4 anni languì nelle carceri liguri. Qui egli dettò a un suo compagno di prigionia, Rustichello da Pisa, le memorie di viaggio, intitolate più tardi Il Milione. La guerra non aveva piegato Venezia, anzi le sue basi commerciali in Oriente continuarono a essere floridissime e i suoi commerci assai intensi. Genova ne era gelosa e vedeva limitate le sue possibilità di più vasta espansione commerciale. Ecco allora un'altra guerra a metà del Trecento. Stati italiani alla fine del 1400 I Veneziani furono di nuovo sconfitti per mare. I Genovesi s'impadronirono di Chioggia, ma i Veneziani la liberarono quasi subito.
Questa guerra finì (per la mediazione di Amedeo VI d'Aosta) con la Pace di Torino del 1381; nessuna delle due rivali aveva vinto decisamente l'altra, ambedue erano piuttosto stremate: specialmente Genova, della quale cominciò allora la decadenza (tanto che non sarà più tra i principali Stati italiani).

Fino alla fine del 1400 la floridezza economica e commerciale dell'Italia fu meravigliosa (lo dimostrano le splendide città, con la loro vita politica di piccoli Stati indipendenti e lo splendore artistico) grazie agli intensi commerci marittimi tra Occidente e Oriente dove si costituirono lontane colonie da cui s'importavano merci preziose, lavorate in Italia, e poi esportate nel centro Europa. Nel corso del Trecento, però, i Turchi (Ottomanidal nome del loro capo Otman) invasero la Siria la Palestina e i Balcani chiudendo la via delle Indie e impedendo così di importare le merci dalle basi commerciali e dalle colonie che le città italiane (specialmente Genova e Venezia) avevano in Asia minore e Siria: era l'inizio di una grave crisi economica.
Nel 1492 vi fu il viaggio di Cristoforo Colombo e la scoperta dell'America; ciò rese meno florida la vita cittadina per la scarsità di traffici e di commerci provenienti dal Levante che dal Mediterraneo si spostarono all'Atlantico, poiché esso, bagnando le coste di Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Germania e Olanda, fece mutare la strada dei loro interessi verso l'America. La ricchezza e il lavoro diminuirono per cui i Liguri, ed i Genovesi in particolare, diventarono poveri e quelli che già lo erano, furono poverissimi.

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