Federico I di Svevia voleva avere uno sbocco sul Mediterraneo: arrivato in Italia convocò le città lombarde e anche Genova che mandò a Roncaglia (Pc) ambasciatori con doni come era in uso a quei tempi (1158).

L'Imperatore accolse i Genovesi astutamente con belle parole con le quali elogiava la forza della Repubblica, l'abilità degli artigiani, la grande capacità dei suoi mercanti e dei suoi marinai, quella dei suoi Governanti ecc. Parlò anche del suo desiderio che Genova si sottomettesse al suo dominio. A questa richiesta gli ambasciatori, che avevano ascoltato in silenzio tutto il suo dire precedente, risposero di no. Allora chiese di allearsi con lui contro il Re di Sicilia, isola della quale intendeva impadronirsi. Ritornati a Genova riferirono ai Consoli e al popolo; dissero pure la minaccia fatta dal Barbarossa contro Milano che rifiutava di sottomettersi: avrebbe ordinato la distruzione completa della città e l'uccisione di tutti gli abitanti. A questa notizia i Genovesi decisero di armarsi, di rinforzare le mura, di costruirne di nuove per inglobare in un'unica cerchia tutte le case costruite per ultime. Tutto il popolo (uomini e donne, giovani e vecchi) lavorò giorno e notte per innalzarle; i ricchi parteciparono con i loro denari per procurare materiali, attrezzi, cibo per quelli che lavoravano. Anche l'Arcivescovo, Siro II, diede in pegno agli usurai gli arredi sacri d'oro e d'argento per ricavarne denaro e partecipare così allo sforzo comune. Nel giro di quasi 2 mesi l'opera fu conclusa. Inoltre furono mandati in Sicilia Ambasciatori per informare il Re dell'intenzione del Barbarossa e per offrirgli l'aiuto della Repubblica. Egli accettò concedendo per ricompensa a Genova privilegi e franchigie per il suo commercio. Federico avrebbe voluto venire contro Genova, ma le notizie portategli dalle sue spie circa i formidabili preparativi di guerra e la costruzione di poderose mura in brevissimo tempo, lo costrinsero a rinunciare alla sua idea. In cambio della sua rinuncia chiese che la Repubblica gli fosse fedele perché egli era il capo dell'antico Impero Romano; in questo fu accontentato (erano solo parole!), ma nello stesso tempo essa gli ricordò che non era obbligata a fornirgli né uomini, né denari.
Nel 1187 Gerusalemme cadde per opera di Salah Al Din (Saladino), sultano d'Egitto. Papa Clemente III pregò tutti di pacificarsi e unirsi contro i Saraceni in una nuova crociata. I Genovesi, che comunque e sempre continuavano a curare i loro interessi, già da prima della crociata avevano preso contatti politici ed economici col Sultano d'Egitto il quale aveva concesso loro benefici e privilegi; gli stessi vantaggi avevano ottenuto dall'imperatore greco. La Repubblica, inoltre, noleggiava le sue navi per il trasporto di soldati, poi di Crociati, affittava le sue macchine da guerra e guadagnava ricchezza.